Buscaroli, Filippo. Generazione Wanderlust



Filippo Buscaroli, è l’autore di Generazione Wanderlust. Il libro è il racconto di una persona che non riesce a stare a casa. Per me che sono in carrozzina, lo si  legge accompagnando lo scrittore attraverso i suoi viaggi. 

Nato e cresciuto in Romagna, con un passato da giornalista-copywriter e l'eterna sensazione di non trovare il suo posto nel mondo.

Nel 2014 ha deciso di mollare tutto e partire per l'Australia con un biglietto di sola andata e pochi soldi in tasca.

Non tornerà più indietro, quella che doveva essere soltanto un'avventura si trasforma nel suo stile di vita.

Ha vissuto in Australia, Canada, Stati Uniti e viaggiato attraverso Asia, Oceania e America Latina tentando invano di curare la sua sindrome di Wanderlust.


Troppo spesso ci convinciamo che il nostro piccolo mondo rappresenti l’Universo intero, che i nostri problemi siano unici e insormontabili, che la nostra condizione di vita sia irreversibile.


D’altronde potremmo andarcene al Creatore da un momento all’altro e in mille modi diversi, perché quindi temere la morte?


In fin dei conti, le cose migliori della vita non sono in vendita. 

Amore, amicizia vera, calore della famiglia, consapevolezza, sogni, mare, tramonti, natura, animali.


Un principio del nostro viaggiare: mai tornare nello stesso luogo.

D’altronde, il mondo è talmente grande e il tempo a disposizione così breve.

Sarebbe un controsenso, almeno secondo la nostra logica.

Non siamo alla ricerca del luogo perfetto né interessati a sentirci a casa da qualche parte.

Siamo affamati di avventura, sorpresa e diversità.

Rivivere un luogo, per quanto sbalorditivo possa essere, non provoca mai lo stesso effetto di metterci piede per la prima volta.


Se vi capita d’incrociare, viaggiando, le classiche bancarelle di artigiani che vendono pietre, minerali e oggettistica fermatevi a scambiare due chiacchiere con loro.

Queste persone hanno spesso una storia incredibile.

Con molta probabilità hanno scelto la strada come casa, mettendo dinnanzi a comfort e conformismo valori al giorno d’oggi sminuiti, quali minimalismo e libertà.

Quello che mi fa innervosire è il bigottismo della società che tende a banalizzare tali scelte di vita.

Queste anime libere vengono ancora additate come illusi sognatori, mezzi delinquenti, o addirittura tossici, soltanto perché rappresentano una voce fuori dal coro.

Incredibile quanto le apparenze ingannino ancora le masse.

Gli stessi bigotti che li giudicano e li denigrano, stringono con rispetto la mano pulita, solo all’apparenza, del loro banchiere e del loro assicuratore di fiducia. 

La giacca stirata e l’orologio sgargiante al polso sono davvero garanzia di una retta condotta di vita?

La verità è spesso l’opposto.

Chi ostenta è sporco, mentre chi non ha nulla di cui vergognarsi nel mostrarsi per quello che è risulta pulito.


Una ragione di vita conta molto più dei soldi, senza di essa la vita perde di significato.

Ecco perché depressione e male di vivere bussano spesso alla porta di rampolli e di ereditieri.


Non ho dubbi, seppur cambiare strada risulti sempre rischioso.

Alla fine dei conti restare dove si è, immersi nella comfort zone e rassicurati da soldi e prestigio, sembra spesso la scelta più ovvia.


È questo il potere del viaggio: ringiovanisce lo spirito, allunga la vita, appaga l’animo e centellina ogni granello della nostra esistenza, dandole valore.

Non posso fermarmi, non voglio fermarmi.

Credo valga la pena mettere in discussione tutto, comfort e stabilità, pur di inseguire queste sensazioni.


Buscaroli, Filippo. Generazione Wanderlust 


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